| Dove va la Chiesa nell'Europa delle migrazioni
L'Unione Europea è, oggi, un punto d'incontro di diverse correnti migratorie. L'immigrazione si rivela un fenomeno inarrestabile che sta ridisegnando una nuova società, dove continua è la sfida tra la regolamentazione dei flussi di immigrati e le difficoltà legate all'integrazione dei cittadini stranieri. Voci allarmanti giungono dai giornali americani. In un articolo di Daniel Pipes, pubblicato sul "New York Sun" (11 maggio 2004), si parla di "Europa islamica" e di 'declino spirituale della Cristianità': frasi forti per descrivere una società post-cristiana caratterizzata da un tasso di natalità anemico, dove il vuoto viene colmato dall'Islam e dai musulmani. Non mancano le previsioni drammatiche: i cittadini europei di religione musulmana, attualmente, sono il 5% della popolazione totale, ma potrebbero raggiungere il 10% nel 2020, se le frontiere non verranno chiuse. In base ai dati più recenti forniti dalla Caritas, il panorama dei credenti in Europa vede prevalere i cristiani con il 94.5%, seguiti dai musulmani con il 5%. Tra i circa 20 milioni di immigrati soggiornanti nell'Unione Europea i cristiani sono il 44.4%, i musulmani il 33.4% e i fedeli di religioni orientali il 4.3%. Sotto l'aspetto religioso, dal Dossier statistico della Caritas emerge che la regolarizzazione dei flussi migratori ha comportato il deciso affacciarsi dell'ortodossia sullo scenario italiano, mentre la presenza di un Islam europeo risulta non minacciosa, ma di antico insediamento. Dopo più di un decennio dall'apertura delle frontiere dei paesi dell'Est Europa, gli ortodossi si avvicinano quasi alla metà della presenza cristiana complessiva. Il gruppo dei fedeli di religioni diverse si presenta eterogeneo: prevale l'induismo (61.000), seguito dal buddismo (50.000), dalle religioni tradizionali (30.000) e dall'ebraismo (7.000). Un altro dato sconcertante viene fornito da un sondaggio sull'osservanza religiosa condotto nel 1999 dall'Istituto Gallup, "l'International Millenium Survey", secondo cui il 48% della popolazione residente nell'Europa occidentale non va quasi mai in chiesa. Oggi diverse sono le problematiche che si pongono alla Chiesa Cattolica, sospesa in una situazione di marginalità, e sempre più pellegrina. Se il Concilio Vaticano II aveva definito i laici non più oggetto, ma soggetto di pastorale, è anche vero che essi sono rimasti "consumatori del sacro", più che evangelizzatori. Ritorna attuale oggi più che mai, la figura della Chiesa di Gesù in cammino, 'fino agli estremi confini della terra', aperta allo straniero, capace di promuovere la comunione tra le varie culture religiose, superando la tentazione di chiusura di fronte ai fratelli di confessioni non cattoliche. La cristianità sta attraversando una fase di cambiamento, che impone prima di tutto un guardarsi dentro, perché il dialogo ecumenico tra le chiese tende ancora a spegnersi: rimane viva la controversia sui ministeri, l'intercomunione non si può celebrare, solo per citare qualche esempio. L'allargamento dei confini dell'Unione Europea pone molte sfide. L'entrata futura della Turchia continua a fare discutere, evocando i fantasmi del fondamentalismo islamico. Ma forse è necessario armarsi di uno sguardo diverso sulla questione delle migrazioni, un fenomeno che sta innescando anche un profondo movimento di comunicazione e di comunione. Risuonano ancora oggi le parole di Gesù, rivolte agli uomini: "Non abbiate paura!".
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