| Le diverse facce
della povertà
Povertà è
un termine che vediamo quasi sempre associato a situazioni disperate,
soprattutto quella degli immigrati che arrivano in Italia proprietari
di nulla. Dando un occhiata alle cifre sulla povertà fornite
dall'Istituto Statistico Nazionale, ci si rende però conto che
accanto alla sfacciata indigenza degli immigrati mostrata ogni giorno
dai media, sono ancora milioni le famiglie italiane che non riescono
a garantirsi un livello esistenziale accettabile.
Le stime annuali del
fenomeno della povertà in Italia, sono effettuate secondo due
criteri di misura distinti che portano ai concetti di “povertà
relativa” e di “povertà assoluta”. Il primo è
basata sulla spesa mensile media delle famiglie italiane, mentre il
secondo fa riferimento alla capacità di acquisto di un paniere
di beni e servizi considerati necessari per il conseguimento di uno
standard di vita socialmente accettabile.
Nel 2002 la spesa
media, per una famiglia composta da due persone, utilizzata quale
soglia di povertà relativa, è di circa 823 euro. Se
una famiglia spende mensilmente per consumi un importo pari o
inferiore a questa cifra, viene considerata “relativamente povera”.
L'11 per cento delle famiglie italiane e il 12,4 per cento degli
individui vive in una condizione di povertà relativa e il 66,3
per cento delle famiglie povere risiede nel mezzogiorno.
Nel periodo
1997-2002 l'incidenza della povertà relativa in Italia
presenta un lieve miglioramento che però riflette un diverso
andamento tra nord, centro e sud. Si osserva infatti un leggero
miglioramento per le famiglie del nord (che passano dal 6 al 5 per
cento) e del mezzogiorno (dal 24,2 al 22,4 per cento), mentre si
rileva un peggioramento per il centro (dal 6 al 6,7 per cento). In
tutte e tre le ripartizioni territoriali le famiglie numerose
incontrano le maggiori difficoltà economiche: nel 2002 i
nuclei con cinque o più componenti presentavano un'incidenza
di povertà a livello nazionale del 23,4 per cento e nel
mezzogiorno del 32,4 per cento.
Tra situazione
lavorativa e povertà c'è un evidente legame, infatti
una buona metà delle sopraddette percentuali di famiglie
considerate relativamente povere sono composte da anziani e da
disoccupati. Stupisce che le due categorie siano nelle medesime
condizioni visto che dopo una lunga vita di lavoro al pensionato
dovrebbe essere quanto meno garantita una esistenza economicamente
decorosa. Anche il livello di scolarizzazione incide pesantemente sul
reddito percepito, infatti la percentuale di laureati in condizioni
di povertà è pressoché trascurabile.
Una famiglia è
considerata “assolutamente povera”, se il reddito complessivo,
nel caso di un nucleo di due componenti, è pari o inferiore a
573 euro mensili. Questa somma di denaro costituisce la soglia di
povertà assoluta in quanto non permette di acquistare un
paniere di beni e servizi considerati essenziali per una famiglia
italiana. Le dinamiche territoriali della povertà assoluta
sono assai simili a quelle della povertà relativa.
I dati fino a qui
riportati sono quelli ufficiali e di conseguenza non tengono conto
delle sacche di lavoro nero particolarmente diffuse nel centro-sud
dell'Italia.
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